Malasanità e malagiustizia: chi paga e chi no

Malasanità e malagiustizia: chi paga e chi no

da: www.giustiziagiusta.info


Malasanità/Malagiustizia: chi paga, chi no 
Scritto da Mauro Mellini e Alessio Di Carlo 
mercoledì 04 giugno 2008

…“L’Espresso” dedica la copertina ed un ampio servizio alle azioni giudiziarie che pazienti che sono o si ritengono vittime degli errori dei medici intentano nei confronti di questi ultimi. E fa cifre, anche per ciò che riguarda i costi dei contratti di assicurazione che oramai i sanitari, gli ospedali e le cliniche stipulano a copertura del rischio rappresentato da siffatti incidenti e dalla responsabilità civile che ne deriva. Quanto vi si legge è impressionante, ma più impressionanti sono alcuni considerazioni che se ne dovrebbero trarre. Basta la cifra delle cause che i clienti hanno mosso ai medici: trentamila.

Se un medico sbaglia e danneggia il cliente è chiamato, dunque avanti ad un giudice che dovrà stabilire se il danno c’è stato e se è dipeso effettivamente da un errore inscusabile del sanitario convenuto in giudizio e della struttura ospedaliera, per la sua organizzazione ed anche per il fatto stesso di avere alle sue dipendenze il medico che ha combinato il guaio.

Se c’è un contratto di assicurazione, buon per loro. Se c’è da pagare pagherà la Compagnia. Il medico risponderà comunque penalmente se l’errore e le sue conseguenze siano tali da concretare un reato.

Su tutto deciderà il giudice che, in genere, si rimetterà al parere di un consulente tecnico, cioè di un altro sanitario di livello tale, si spera, da far ritenere il suo giudizio al di sopra di ogni sospetto. Ma l’ultima parola spetta ai magistrati, specie per quel che riguarda il quantum del risarcimento, ma anche per altri aspetti della vertenza, quale il nesso di causalità, il grado della colpa, l’incidenza di un eventuale caso fortuito sulla produzione del danno, etc. etc.

Cose note, dunque e meno note. Ma che accadrà se a sbagliare, anziché il medico, sia il giudice (ed, eventualmente, il consulente da lui nominato). Niente. Non succederà niente. Chi sbaglia paga. Ma chi sbaglia nello stabilire se c’è sbaglio e se s’ha da pagare, non paga.

Non paga se si tratta dello sbaglio professionale di un altro (del medico). Non paga se sbaglia su qualcos’altro, ad esempio mandando in galera un poveraccio innocente, se libera e manda assolto un reo confesso, se strappa i bambini ai genitori per via di un disegno “disinibito” attribuito ad uno dei piccoli. Non paga e basta. A meno che l’errore non sia un errore, ma un delitto. In tal caso a pagare, si direbbe, è il delinquente, se paga, non il magistrato.

Il paragone tra le due categorie, con limiti giuridici e incidenze di fatto delle rispettive responsabilità (o irresponsabilità) professionali è sconcertante e tale da dare di per sé una risposta allarmante ad interrogativi che quotidianamente il cittadino deve porsi di fronte a casi di errori giudiziari con conseguenze a volte catastrofiche.

Giorni fa, conclusa (così si spera) con il ritorno a casa dei due fratellini strappati ai loro genitori e mandati in istituti per un disegno di un rapporto sessuale (che appariva) fatto da uno di loro, a seguito dello schiamazzo scandalizzato della maestra e poi del rapporto (chi sa come infarcito di neologismi pseudopsicologici) di un assistente sociale, con provvedimento di un giudice minorile, il Capo dell’ufficio del saggio dispensatore di giustizia, rassicurava il pubblico in un’intervista affermando che il magistrato aveva agito in perfetta buona fede ed al fine di tutelare l’interesse dei due minori (i quali, probabilmente, porteranno per tutta la vita le conseguenze traumatiche di questo autentico Kidnapping giudiziario patito nella loro infanzia).

Se un dirigente di un ospedale in cui si fosse asportato il rene destro anziché quello sinistro ad un paziente, avesse cercato di rassicurare il pubblico, rilevando che il chirurgo distratto aveva agito in perfetta buona fede ed al fine di salvaguardare la vita e la salute del cliente, lo stesso intervistatore gli avrebbe sbattuto il microfono sulla testa.

E, poiché abbiamo parlato dell’assicurazione, che grava, come ci spiega “L’Espresso” con cinquecento milioni annui di premi assicurativi incassati dalle Compagnie sul costo della Sanità, dobbiamo ricordare che, quando nel 1988 fu varata la legge cosiddetta sulla responsabilità civile dei magistrati (in realtà la legge per annullare l’esito del referendum con il quale, a larghissima maggioranza, l’elettorato si era pronunziato contro ogni limite ed impedimento alle azioni di responsabilità per danni contro di loro) quasi per una sfida alla pubblica opinione, per un ulteriore grido di dolore contro l’aggressione subita mettendoli a rischio di dover pagare i loro eventuali errori, molti magistrati contrassero una polizza di copertura della loro responsabilità professionale secondo la nuova legge, polizza appositamente messa a punto da varie Assicurazioni.

Una assicurazione per la quale nessuna Compagnia ha dovuto sborsare un solo centesimo di euro o di lira. Le pochissime azioni di responsabilità promosse contro magistrati sono state tutte dichiarate inammissibili nella fase preliminare prevista dalla legge. Da moltissimi anni nessuno ha più neppure provato a farsi risarcire per non andare incontro a dover pure pagare le spese.

I contratti di assicurazione stipulati dai magistrati, ammesso che per punto preso (a Roma si direbbe “pe’ tigna”) ancora qualcuno si ostinasse a pagare quel piccolo tributo alla protesta della categoria, sarebbero da considerare nulli per inesistenza del rischio assicurato.

Malasanità e malagiustizia. Due mali diffusi in Italia. Dove però sembra che ce ne sia solo uno, il primo. Del secondo si parla poco, sottovoce e quasi sempre a vanvera. Del primo si cercano i colpevoli e si chiede loro di pagarne i danni, del secondo sembra che la colpa sia degli astri. E di chi ne vuole parlare. Cercare i colpevoli può infatti, essere pericoloso. Per il caso Tortora a dover pagare i danni è stato solo Lino Jannuzzi: per aver scritto qualcosa su chi Tortora lo aveva messo in galera. E buon per lui che il Presidente della Repubblica lo ha graziato.
Questa è l’Italia.

Malasanità e malagiustizia: chi paga e chi noultima modifica: 2011-03-13T08:17:00+00:00da giustizia777
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